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La dea bottiglia. Racconti di assetati e bevitori
La dea bottiglia. Racconti di assetati e bevitori, a cura di Giovanni Ruffa, Slow Food Editore, Bra, 2008, € 13,50
Trenta racconti per un’antologia liquida che illustra riflessioni e frammenti di vita legati alla bottiglia: dall’acqua minerale ai superalcolici, gli autori della raccolta costruiscono, pur nell’evidente diversità d’intenti e di stile, un lungo percorso in cui le considerazioni di contenuto autobiografico, estetico, ed antropologico si accordano alle narrazioni semi serie, suscitando nel lettore straordinarie suggestioni. Cosa lega la letteratura con la pratica del bere? Seppur utilizzando canali comunicativi differenti, anche il sistema alimentare, come quello letterario, è manifestazione dell’intelletto umano, espressione di creatività, custode delle tradizioni e dell’identità di gruppo, strumento di comunicazione per intrattenere e trasmettere il sapere. Ne è prova la stessa valenza etimologica del temine convivio durante il quale, la naturale soddisfazione di un bisogno primario, trascendendo la sua realtà nutritiva, si caricava di significati e di valenze metaforiche stratificate nel corso dei secoli, concentrando su di sé idee, messaggi e simboli. La “bottiglia” - che sia d’acqua, di birra, di vino o di whisky poco importa - diventa quindi uno straordinario spunto di discussione, di riflessione e di ispirazione per (ri)scoprire e salvaguardare l’immenso patrimonio di cui la cultura materiale è depositaria: un’occasione per favorire la reciproca integrazione, restituire alla memoria dei nostri giorni atmosfere suggestive sepolte dall’oblio e per guardare con occhi nuovi ciò che è l’uso quotidiano ha finito per banalizzare. Il volume è organizzato con una chiara ripartizione tematica - analcolici, alcolici, superalcolici - entro cui sfilano testi avvincenti e curiosi liberamente dettati dalla passione e/o dalla competenza dell’addetto ai lavori. Storie che soddisfano, trasversalmente, i gusti e gli orientamenti del pubblico più eterogeneo: dalla Sintetica guida per un consumo felice e consapevole di Coca-Cola di Alessandro Baricco, scanzonato vademecum alla scoperta di pregi, difetti e aneddoti sul celebre marchio americano, alle curiose pagine di Tom Bruce-Gardyne che, in Un tonico al gusto di ferro accompagna il lettore alla scoperta della Irn-Bru, gloria e vanto dell’industria alimentare scozzese; dagli squarci lirici scanditi dalla visione dei vigneti di Carema Nell’esofago del tempo di Marco Bosonetto alle suggestioni musicali richiamate da Enrico Remmert e Luca Regagnin in Elogio dei fluidi rosa, passando per i ricordi di un Michele Serra bambino in Quando c’erano gli ubriachi per strada e il commosso omaggio di Donpasta a Montalbán nel bel racconto Lagrimas negras e Albariño per Manolo. Naturalmente il volume è corredato anche da un’ampia sezione dedicata al vino, protagonista indiscusso delle tavole di ogni tempo e di ogni luogo. I contributi di esperti enologi come Vittorio Manganelli, Gianni Fabrizio, Stuart Pigott, Hugo Johnson, Beat Koelliker e Alessandro Monchiero, per citare solo alcune delle firme più prestigiose presenti nella raccolta, vogliono, più che collocarsi in una prospettiva tecnico-scientifica, analizzarne i significati sociali e culturali, le implicazioni più profonde, tracciando le tappe di un affascinante viaggio nella storia e nella filosofia della vite e della vita: raccontare il vino equivale a raccontare i territori, le persone e le tradizioni di cui è espressione e a consegnare al lettore le emozioni più sorprendenti ed imprevedibili che ad esso si legano. Il libro, pubblicato all’interno della Collana asSaggi, riservata alle memorie di personaggi e alle riflessioni sulla tavola e sui mercati, è una felice testimonianza dell’impegno delle edizioni Slow Food nel promuovere la valorizzazione e la salvaguardia dell’enogastronomia e il piacere libero del convivio.
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Il consumo dei prodotti agroalimentari tra memoria e responsabilità Alcune riflessioni sul fenomeno in crescente evidenza dell'uso di grafica e stilemi del passato nel packaging dei prodotti di largo consumo, alimentari e non solo - come uno dei tasselli di più ampie campagne di comunicazione, incentrate sul motivo della memoria, della nostalgia e del “buono” di altri tempi.
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