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Una Spina nel piatto

Presso il Museo Archeologico Nazionale di Ferrara continuerà fino all'11 settembre 2005, la mostra "Una Spina nel piatto" promossa dalla Soprintendenza per i Beni Archeologici dell'Emilia-Romagna.

Il filo rosso che legava Atene e Spina correva sul mare. Ed è al mare, alla pesca e al pescato che il Museo Archeologico Nazionale di Ferrara dedica la mostra “Una Spina nel Piatto”, un titolo che, giocando tra la peculiarità del pesce e il nome dell’antico abitato etrusco-greco, introduce il tema principe di questa piccola ma curiosa esposizione, il pesce appunto, a cominciare dall’anguilla, la grande assente di questa mostra. Sul vasellame esposto troviamo tutti i protagonisti della tavola ittica di 2500 anni fa, scorfani, cefali, orate, rane pescatrici, razze, seppie e calamari, tutti tranne l’anguilla. Eppure i greci impazzivano per la sua carne, delizia assoluta dei loro pasti, e non è escluso che se la procurassero anche qui, in quelle valli di Comacchio dove nell’acqua e di pesca si viveva. Lo testimoniano gli ami, i pesi da rete, lo scandaglio rinvenuti nell’abitato; lo confermano gli strepitosi piatti da pesce recuperati nelle tombe. La mostra - promossa dalla Soprintendenza per i Beni Archeologici dell'Emilia-Romagna - attinge a piene mani dalla letteratura classica, dai testi di Aristofane, Archestrato, Difilo e tanti altri. Se le fonti greche - in particolare la letteratura e l'epigrafia - sono una miniera inesauribile di dati e informazioni (e altrettanto ricco sarebbe il quadro ricavabile dalle fonti di età romana, fonti tra le quali diviene determinante la stessa iconografia), gli Etruschi ci hanno lasciato un numero molto minore di documenti. Tuttavia è indubbio che gli abitanti etruschi di Spina abbiano tratto influenze e consuetudini dal mondo greco con cui commerciavano e convivevano, e che il loro stile di vita abbia recepito elementi derivanti dalla dinamicità di quella cultura. È dunque partendo dai trattati, dalle commedie e dai poemi greci che si può tentare di ricostruire il rapporto con la pesca e il mare della piccola comunità che abitò questi luoghi tra il V e il IV sec. a.C.. Le fonti elencano i pesci esposti sui banchi del mercato o in luoghi specifici (opsopolia), descrivono i menù e la preparazione delle ricette a base di pesce, spiegano le varie tecniche di pesca. Raccontano che il pesce era una merce pregiata, appannaggio di pochi, e che il suo prezzo era talmente proibitivo da fungere da redditometro: chi lo comprava doveva essere ricco. Una sezione della mostra è dedicata ai modi per cucinarlo, dai metodi classici, bollito oppure fritto - con Filosseno che sentenzia che bollito non è male ma fritto è meglio - a quelli più elaborati, al forno, allo spiedo e al cartoccio, condito con pesto o spezie. Un’altra tratta i miti e i tabù collegati ai pesci, talvolta ritenuti sacri e dunque immangiabili, in altri casi imparentati a divinità, come la seppia e Teti, la madre di Achille, o il calamaro e Iride, la messaggera alata. Il tutto ammirando le decine di piatti da pesce attici ritrovati nei corredi delle necropoli di Spina, segno palese di un utilizzo collegato all’alimentazione. Piatti di per sé originali, caratterizzati da una cavità centrale in cui veniva posto il condimento o salsa che avrebbe insaporito il pesce posato sulla tesa. La mostra, inserita nella rassegna nazionale “Cibi e sapori nell’Italia antica”, indetta dal Ministero per i Beni e le Attività Culturali, è affiancata da un ciclo di conferenze che approfondiscono i temi della pesca e del mare dall’antichità alla metà del secolo scorso; in occasione della Sagra dell'Anguilla (ottobre 2005) si trasferirà nella sede museale di Palazzo Bellini a Comacchio (FE).

(Fonte:www.archeobo.arti.beniculturali.it/mostre/Ferrara_cibo/ferrara_cibo.htm) Per informazioni: tel. 0532 66299 mnafe@tiscalinet.it

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